mercoledì 14 marzo 2012

Inciampata nello Shiatsu...

Capita per caso o perché quel caso lo stavi proprio cercando. Capita per l'attenzione che si ha nei riguardi di certe sensazioni. Capita di inciampare in cose belle...

Sono inciampata in un corso di Shiatsu e non posso che parlarne bene. È un corso base; tutto quello che sto imparando è pratico e ancora indefinito ma è la dose giusta per avvicinarsi, anche se con pudore, a questa tecnica particolare che viene dal Giappone e trae le sue basi teoriche dalla Medicina Tradizionale Cinese. Affascinante...

Non sto qui a spiegare cosa sia lo Shiatsu, ancora non è chiaro nemmeno nella mia mente, e da quel poco che ho capito non è nemmeno materia così facile; si affida a diversi anni di studio e di pratica.
Sono qui solo per condividere questa mia nuova, piacevole esperienza.

Mi colpisce una cosa in particolare: 
la cura

Sì, la cura che si impara a dare e a ricevere. Per 'cura' non intendo un metodo per curare, alleviare fastidi fisici e quant'altro... per 'cura' intendo la percezione di un momento dedicato, un momento di presenza.

Nello Shiatsu, il trattamento è fatto di ascolto, di attenzione, di presenza verso la persona trattata e verso se stessi. E la presenza e l'attenzione verso se stessi, nel momento in cui si 'tratta' un'altra persona, non può essere sottovalutata. In questo modo intendo la 'cura'.


Non si può essere presenti per un'altra persona
senza essere, prima, presenti a se stessi.

Questo, forse - ma è solo una mia deduzione - credo sia un concetto fondamentale per lo Shiatsu ma direi che dovrebbe esserlo anche nella vita quotidiana.

Al momento mi sto avvicinando con molta umiltà a questo mondo sconosciuto ma molto attraente in cui mi sono voluta coinvolgere. In qualche modo, e non so ancora come e perché, questa opportunità mi sembra parte del cammino che ho scelto di fare... ma staremo a vedere...

Vi racconterò.
Pat


giovedì 1 marzo 2012

Vuoi calmarti? Fingi di essere già calmo...

Leggevo, tempo fa, di una teoria interessante, parliamo più semplicemente di una tecnica che può essere considerata bizzarra ma che ha una sua logica e riflettendoci bene può diventare molto utile.
Credo possa essere utile per tentare di risolvere diversi 'problemi' legati al pensiero, alle abitudini a un certo tipo di pensiero. Parlo di una tecnica che usa il metodo della finzione. Visto, però, che la parola 'finzione' a volte suona male, ho immediatamente spostato il mio ragionamento sul concetto di recitazione e quindi la possibilità di 'entrare in una parte'.

Prendiamo il tema della CALMA, un tema che mi sta molto a cuore, un po' perché cerco di rilassarmi da una vita e un po' perché mi rendo conto sempre di più che riuscendo a trovare momenti di calma, equilibrio e serenità, le opportunità di vita vera si raddoppiano, triplicano... ed è più semplice ottenere quello che più si desidera. È più piacevole fare ogni cosa, compresa quella più fastidiosa. Insomma, darsi questa opportunità vuol dire, secondo me, vivere meglio e creare ricordi che lasciano un buon segno.

Consideriamo che spesso lo stress e l'ansia arrivano per motivi illogici. Siamo noi stessi a metterci in ansia per fatti già accaduti o per fatti che potrebbero capitare nel futuro prossimo o lontano, oppure abbiamo la capacità di stressarci per cose astratte come i pensieri che altri potrebbero avere su di noi. L'ansia può arrivare perché continuiamo a pensare che una determinata cosa non andrà a buon fine o ci stressiamo perché pretendiamo di piacere a tutte le persone con cui abbiamo a che fare e così via... In ogni caso, anche se i motivi sono più tangibili, c'è sempre una parte illogica e poco razionale nella scintilla mentale che ci fa arrivare a una stato di ansia e stress.

Di solito, l'ansia e lo stress che durano nel tempo, sono il prodotto del nostro subconscio e non della parte cosciente della nostra mente. Non ce ne accorgiamo ma il subconscio, spesso e volentieri sfida la nostra razionalità e la vince anche.
Questo, però, vuol dire che se il subconscio nutre le nostre ansie, le nostre preoccupazioni, i nostri stress, sarà sicuramente in grado di fare anche il lavoro contrario e quindi di attenuarli o farli scomparire del tutto.

In che modo, però?
Una delle tante tecniche usate per allontanare l'ansia
è proprio questa:
RECITARE UNA PARTE.

Proprio così, entrare nei panni della persona calma, rilassata, serena.
Recita come facevi da bambino. Ti ricordi? Si diceva: "Facciamo che io sono... e tu sei...!"  Se ci pensi bene questa abilità l'abbiamo perfezionata proprio da bambini. Ci voleva un attimo a diventare il personaggio sognato e vivere avventure in luoghi incantati.

Non riesci a calmarti?
Fingi, semplicemente, di essere calmo... tutto qui.

Pare che in questo modo il subconscio diventi più attento e percepisca come reale questa finzione. È un modo per entrare, per trovare un varco. Piano piano tutto avviene in modo naturale e la calma arriva.

Hai presente il detto: l'abito non fa il monaco?
Be', spesso e volentieri l'abito può fare il monaco. Hai fatto caso a come i tuoi comportamenti cambiano a seconda del vestito che indossi? Ci si muove e comporta in modo leggermente diverso a seconda se si indossa un vestito molto elegante o una tuta da ginnastica, per esempio. Si entra automaticamente in una parte, si recita un po' pur rimanendo se stessi.

La tecnica dice semplicemente di fingere di sentirsi calmo pensando a tutte le caratteristiche della calma. Fingere di avere il controllo e di non avere più preoccupazioni. Fingere che anche gli altri ti vedano in quel modo. Così è possibile che il subconscio decida di giocare con te. Se riesci a eseguire bene questa tecnica finirai per sentirti calmo in brevissimo tempo.

Vuoi calmarti? Fingi di essere già calmo...

Tecnica da approfondire e non sottovalutare, non credi? 




martedì 28 febbraio 2012

Un grazie speciale a Infermieri e Medici del...

Mio padre mi ha chiesto di scrivere di loro. Non ho avuto modo di incontrarli nemmeno di sfuggita, non ho avuto modo di conoscere il luogo dove lavorano e sono presenti quotidianamente ma ho sentito parlare di loro. Ho ascoltato dalla voce di mia madre, da quella di mio fratello e dalla voce affaticata ma entusiasta di mio padre.
Parlo degli Infermieri e dei Medici del reparto di Day Hospital Oncologico dell'Ospedale Villa Albani Anzio (RM).

Mio padre mi ha chiesto di 'raccontarli' perché con loro si è sentito al sicuro. Da loro ha ricevuto tempo, cura e presenza. Voi direte che è normale, fa parte del lavoro che hanno scelto di fare. Sì, è vero, fa parte del loro lavoro ma non è scontato e non è solo lavoro. Si capisce quando c'è qualcosa in più della semplice prassi lavorativa. Si sente.
Io la chiamo PRESENZA e non mi stancherò mai di mettere in evidenza questa semplice parola. Bisogna avere un gran talento per regalare 'presenza', bisogna essere il più vicino possibile a se stessi, bisogna avere cuore. Non è solo lavoro.
Credo sia proprio questo che mio padre ha percepito in quei giorni un po' faticosi, un po' nuovi, un po' ovattati dalla paura ma pieni di voglia di vivere. Ha percepito presenza perché in quel posto le persone si fermano davvero, sono lì e contano le gocce di vita che scende. Gocce di vita che scorrono nelle vene e fanno bene... e fanno star male.
Il tempo si ferma in quei momenti ma loro, gli Infermieri e i Medici del reparto Oncologico dell'Ospedale Villa Albani Anzio, ci sono, e sono presenti.

Mia madre ha sciolto la tensione di quella prima visita, quella prima volta che è andata per accompagnare mio padre. Mi ha parlato di sorrisi, di parole semplici e naturali, quelle che ti fanno sentire in compagnia, non da solo.
Mio fratello ha trovato persone chiare, dirette e disponibili con cui poter parlare.
Mio padre credo si sia sentito in luogo protetto, tra persone che si prendono cura e ti riconoscono, vedono te, il tuo carattere, la tua personalità e quando sorridono e parlano, si rivolgono proprio a te e non al paziente di turno.

Ecco... mio padre mi ha chiesto di scrivere di loro perché in qualche modo voleva fargli arrivare un grazie speciale ma soprattutto voleva testimoniare l'efficenza e la bellezza di queste persone, di questo reparto. Ho cercato di accogliere questo suo desiderio e non mi è stato difficile percepire l'emozione che prova parlando di loro.

Adesso un grazie liberatorio ve lo prendete anche da me. Sì, proprio da me che ero un po' più lontana e che grazie anche a voi, cari Infermieri e Medici, sono riuscita a stare più tranquilla e fiduciosa perché mio padre era in ottime mani.
Deve a se stesso, all'attenzione della sua famiglia e alle giuste cure ben riuscite la sua bella ultima notizia, ma io credo e ne sono certa che deve il suo sorriso di oggi e quello nostro, anche a voi, Infermieri e Medici del reparto di Day Hospital Oncologico dell'Ospedale Villa Albani Anzio (RM). Anche la vostra presenza ha fatto la differenza. Credo che quell'abbraccio ricevuto non lo dimenticherà mai.

Per me non è così facile pubblicare questo mio scritto, mi sento sempre un po' nuda ogni volta che parlo di qualcosa che mi appartiene così da vicino, che tocca la mia sfera privata. Capisco che è importante farlo, però, perché tra tante cose che non vanno bene, tra tante cose che fanno male, ci sono anche cose che fanno BENE. Dobbiamo imparare a testimoniarle. Dobbiamo trovare il coraggio di farlo.

GRAZIE.

Patrizia Pisano

mercoledì 25 gennaio 2012

ANSIA?

Oggi riflettevo su di me. Facendo un rapido ritorno al passato lontano e prossimo, ho notato - non per la prima volta - che una parola pesante ha cucito con un filo robusto e trasparente tutta la mia esistenza, dall'infanzia a oggi. Questa parola è: ANSIA.
Mammamia!
Lo so, non voglio mica deprimerti, era soltanto una constatazione che oggi, proprio oggi riesco a prendere con una bella dose di ironia.

Uffa!!! E scusa il lato adolescenziale e poco elegante di questa affermazione ma non saprei esprimermi meglio per far uscire fuori... il sentimento.
Mi viene in mente che ogni 'problema' fisico, ogni sintomo mi è stato sempre spiegato facendo riferimento all'ANSIA. Ogni buona cosa da fare mi è stata suggerita perché ero ansiosa. Ogni cosa che non riuscivo a fare era per colpa dell'ansia. Ogni momento vissuto con disagio o paura, era impregnato di ansia. Be', ero ansiosa anche nei momenti belli, così pare, così mi son sentita dire, al punto che questa parola, per me, ha perso il suo vero significato.
Una parola superba, esagerata, che in modo famelico ha tentato di nutrirsi di tante altre parole solo per levarsele di torno.
Oggi, però, mi piace ridare vita a queste parole, mi piace guardarle in faccia e girare le spalle a tutti quelli che non le hanno sapute usare al momento giusto e con il giusto peso e significato: esperti vari, medici ed esperti occasionali, di quelli che sanno sempre spiegarsi ogni cosa con tanta fretta e superficialità.
Quindi ho pensato di tirare fuori queste parole che non sono mai andate via perché io le ho sentite ogni volta, anche se in un certo senso le ho tradite:

EMOZIONE
SENSIBILITÀ
PAURA
DIFFICOLTÀ
DISAGIO
AFFANNO
STANCHEZZA
CARENZA
DELUSIONE
GIOIA
EUFORIA
RICHIESTA
MANCANZA
DOLORE
AMORE
ECCITAZIONE
DEBOLEZZA
SOFFERENZA

...
e mi fermo qui.

Ogni momento ha stretto una di queste parole o più di una ed è molto di più che riportare tutto all'ANSIA. Ma che vorrà dire, poi? Insomma, sono un po' più complessa, come lo è stato ogni momento DIFFICILE della mia vita. Ridurre tutto all'ansia non aiuta per niente, te lo assicuro. Quindi ho deciso di levarmela di mezzo.

Comunque, guardandomi da fuori credo di essere fatta a strati - diciamo così, per semplificarmi - un po' come una cipolla. Allora mi son detta che se tanti esperti hanno visto in me questo astratto velo o meglio strato immotivato di ansia, sarà bene farci i conti. Be' mi son cercata un po' di metodi per rilassarmi e scacciare via quest'ansia che affligge i miei interlocutori.
Poi, vado a vedere tutto il resto, quello che mi sta a cuore, quello per cui in tanti momenti motivati della mia vita ho provato sensazioni e sentimenti che mi son rimasti addosso.

Da brava scettica, anche un po' 'legnosa', ho deciso di toccare con mano e provare sulla mia pelle alcune delle cose di cui ho sentito parlare. Ho cercato, letto e trovato qualcosa di molto interessante e l'ho fatto mio, l'ho attraversato con il mio modo di essere. Lo sai cos'è successo? Ho scoperto che posso fare e posso essere più di quel che credevo.

Bene... sei curioso? Vuoi capire questi metodi antiansia anche tu?

Va bene. Ho deciso di renderli semplici, facili, più vicini a me, veloci e scaricabili gratuitamente da queste pagine. Almeno non devo provarli da sola. Ne ho scelti alcuni e li voglio condividere con te.


martedì 10 gennaio 2012

2012: scommettere su me stessa?

Sembra proprio che sia arrivato! Siamo nel 2012. 
Questo inizio me lo son preso con comodo, un po' come quando faccio il 'cambio stagione' nel mio armadio: per un po' lascio qualcosa che appartiene alla stagione andata. Questi giorni comodi mi servono per questo. Voglio far convivere ancora un po' il mio 2011 con il nuovo anno appena arrivato. Ho desideri, idee confuse, molte resistenze, un sogno sconosciuto che si è appena affacciato, e un paio di progetti sul finire...
Son piccoli progetti figli del 2011 e restano a cavallo tra i due anni, quasi per legarli insieme e per lasciare un segno buono anche nei miei ricordi. Di questo anno già vissuto posso dire con forza che è stato difficile.
Difficile all'entrata, per la delusione, per la lotta fatta, per il desiderio di ricominciare e lasciare il 'peggio' a grattarsi le pulci da solo.
Difficile lungo il cammino, per le scoperte fatte e i nuovi incontri, per la decisione di rivedere il tutto sotto una luce diversa. Per la fatica che ti prende quando ti alzi dopo tanto tempo, quando incominci a camminare lungo una strada che non conosci ma che riconosci.
Difficile in coda, per le notizie dolorose, per la paura provata, per il rischio di ricadere nel circolo vizioso del fascino dell'abisso. A volte sembra come il 'canto delle sirene'.

Metto tappi alle orecchie, giro lo sguardo e corro verso il lato opposto del suono...

Ora, però, l'anno nuovo è già iniziato. È iniziato ormai da qualche giorno e voglio dedicarmi al NUOVO.
Non ho le idee chiare ma una domanda ricorrente:

Perché non scommettere su me stessa?

Forse non ho niente e nessuno che possa garantirmi un anno come lo desidero. Certe cose non dipendono da me ma la reazione a tutto quello che succede, dipende da me. Quindi, non ho molte scuse e non ho altre possibilità: devo scommettere su me stessa.

Devo scommettere e devo assumermi il rischio.

Posso muovermi, mettere a punto i miei desideri, focalizzare il mio progetto più grande e iniziare a lavorarci sopra. Va bene, ho deciso, mi assumo il rischio delle mie possibilità creative.
Prendo il tempo, l'organizzo e ci metto dentro me stessa.

Oggi ho iniziato a muovermi.

Buon 2012...




martedì 20 dicembre 2011

Arriva il Natale...

Da qualche anno, ormai, questa festa la vivo male. La sento come una parentesi che non ho voglia di aprire e non vedo l'ora di chiudere. Non vivo, non sento, non riesco ad ascoltare... questo Natale. Allora mi dico che forse devo solo lasciarlo andare. Devo lasciarlo andare per trovare un senso nuovo a questa parentesi. È il vecchio Natale che non riesce più a convivere con me. Credo sia arrivato il momento di prendere il lato giusto di questa festa ma non sono ancora pronta.

Facciamo che sia un Natale di passaggio e mentre passa mi dedicherò semplicemente a essere presente senza nessuna forzatura. Ogni giorno sarà anche un mio giorno e passerà come qualsiasi altra settimana. Ma non mi basta. Non quest'anno. Voglio prendere il meglio anche da questa festa che mi gira le spalle. Allora passo...

Passo e cerco di guardare le cose per quelle che sono e basta. Se non c'è emozione, non c'è aspettativa, non c'è euforia nell'incontro, c'è soltanto il rimanere. Adesso, per me, rimanere significa prendere tutto quello che mi si trova davanti. Prendere nel bene e nel male. Prendere con riserva. Prendere tutto per poi rimpastare nella mente e capire che forse, oggi, non può capitarmi niente di più naturale, niente di più vero di questo mio lasciare...

L'emozione, spesso, mi ha messa fuori strada. Ora, questo senso di spazio simile al vuoto non può che essere una benedizione. Arriva come il mio silenzio e prende per mano tutti quelli seduti tranquilli e comodi a prendere un buon tè al tavolo della mia vita. Tutti quelli che non vanno di fretta...

Buon Natale

mercoledì 7 dicembre 2011

PERFETTO?

In certe pagine leggo e mi fermo a pensare a quante persone cercano la perfezione negli altri e nelle cose che si fanno accadere. Un amore perfetto, quello sbirciato dentro un libro, un film, una storia inventata. Un uomo perfetto, una donna perfetta. Una società perfetta, amici perfetti, umanità perfetta...

Chi dice di continuare a sognare e desiderare, chi si arrende al mondo imperfetto condannandolo... ma vivere, no? Nel frattempo ci si potrebbe provare, guardandosi allo specchio.

Oggi mi gira strano. Sarà la stanchezza ma tutto questo chiacchiericcio un po' accusatorio e un po' campato in aria, mi ha stancata ulteriormente.

No, perché se tutto deve essere diverso, se tutti devono essere migliori e magari anche perfetti, uno che ci sta a fare? Solo a guardare il mondo con i suoi piccoli occhi e basta? Quel mondo che deve darsi da fare?

C'è un pulpito sbrigativo dove si fa a gara per prendere il posto. Fuori uno e dentro l'altro ma la predica è sempre la stessa.

Sarà che io mi sento umanamente imperfetta, cosciente di non fare la differenza, meno alternativa di un comunista nel 2011... Attenta ma non ossessionata, vicina a chi trovo in prossimità del mio momento, diversa da niente e nessuno, meglio o peggio di qualcuno. Affaticata nel quotidiano ma dipende da me, soprattutto da me, almeno in quello che posso pensare di cambiare o vivere o rivedere o accettare. Tutto il resto non posso permettermi di renderlo così generico e colpevole. Sono unica, lo so, ma insieme a tante altre persone uniche e degne dei miei occhi svegli e attenti.

Continuo a guardare i miei piedi e continuo a partire da quelli... e mi vado a fare una passeggiata.

Oggi è così